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LETTURE/Regionali: corsi, ricorsi, decorsi L'Ufficio elettorale del
tribunale
di Roma non ha ammesso la lista del Pdl per la provincia di Roma alle
prossime elezioni regionali. La lista era stata presentata appena ieri,
dopo il varo del decreto legge interpretativo cosiddetto "salvaliste".
Berlusconi pensa ad una riposta di piazza e convoca una conferenza
stampa
per domani. Occhi puntati, intanto, sulla manifestazione del
centrosinistra,
mentre restano tesi i rapporti con il Colle.
L'ufficio elettorale presso
il Tribunale di Roma non ha ammesso la lista provinciale di Roma
presentata
nuovamente dal Pdl, dopo l'approvazione del decreto legge
interpretativo.
A questo punto il Popolo della libertà potrebbe scegliere la strada
del ricorso al Consiglio di Stato dopo quello bocciato ieri dal Tar.
In ogni caso il tempo stringe e mentre si allontana l'ipotesi di un
rinvio delle elezioni nel Lazio, chiesto oggi dai Radicali, Silvio
Berlusconi,
dopo un vertice con Renata Polverini e i coordinatori del Pdl, invita
a spingere l'acceleratore sulla campagna elettorale, evitando di
indugiare
su ricorsi e procedure tecniche. In particolare il premier starebbe
pensando a una grande manifestazione nazionale.
Location e data ancora non sono state decise, ma la kermesse si potrebbe
tenere il 20 marzo, probabilmente a Roma. L'obiettivo potrebbe essere
quello di mettere sullo stesso palco tutti e 13 i candidati-governatore.
Aspettare il pronunciamento
di questo o quel tribunale, sarebbe stato il ragionamento fatto dal
presidente del Consiglio durante il summit di oggi, disorienta la gente,
crea solo confusione e da' un'immagine della maggioranza allo sbando.
I legali del partito continueranno a lavorare, perché la battaglia
legale non può finire così, ma il partito è un'altra cosa. Gli italiani
vogliono sapere cosa è successo e spiegherò loro come è nato il caos
delle liste. E per farlo potrebbe anche convocare una conferenza stampa.
Del resto la Lega aveva già fatto sapere che in caso di conferma
dell'esclusione
della lista del Pdl nel Lazio da parte del Tar, la battaglia si sarebbe
dovuta ritenere ormai circoscritta ai tribunali: fallita la 'soluzione
politica' propugnata da Bossi, il Carroccio non sembra disponibile ad
appoggiare nuove mosse che possano apparire all'elettorato inaccettabili
forzature. Né la maggioranza ritiene percorribile l'ipotesi di un rinvio
delle elezioni regionali chiesto dai radicali: è l'unico punto sul
quale Pdl e Pd si trovano d'accordo.
Il Cavaliere ha tuttavia un
problema: quello di trasmettere un'immagine di unità del centrodestra,
incrinata dai dissidi interni che sembrano essere stati alla base del
pasticcio delle liste. Questo è il primo dubbio da cancellare
nell'immaginario dell'elettorato moderato: da giorni gli uomini del
Pdl ripetono di essere rimasti vittime di abusi degli uffici elettorali
se non di veri e propri tranelli. Il premier vorrebbe invece attaccare,
come ha già detto, l'eccessivo fiscalismo dei controlli che autorizza
il sospetto di manipolazioni ai danni del Popolo della libertà. In
altre parole, rilanciare il concetto della scelta di campo, della lotta
del bene contro il male, di regole e giustizia da rifondare.
Il tutto si svolge però
su uno sfondo di enormi tensioni. L'attacco mosso oggi da una
commissione
del Csm al presidente del Consiglio, secondo il centrodestra è senza
precedenti e in fondo si inserisce in questa trama. Per il Csm le
critiche
del capo del governo alla magistratura mettono a rischio la democrazia:
Sandro Bondi replica che è piuttosto l'organo di autogoverno dei giudici
a ingerirsi in politica e a picconare i principi del nostro ordinamento
democratico.
Clima ancora più tempestoso
in Senato, dove il governo ha posto la fiducia sul legittimo
impedimento:
una nuova 'legge porcata', denuncia l'Idv, con evidenti profili di
incostituzionalità;
un provvedimento ad personam, dice il Pd, di cui il Parlamento è
costretto
ad occuparsi quando incombono ben più gravi emergenze. E alla Camera
il rallentamento dei lavori sui decreti legge sugli Enti locali e sui
beni confiscati alla criminalità organizzata, ritarda l'esame dei
provvedimenti
in questione e fa slittare il dibattito sulla crisi economica previsto
per domani alla presenza del ministro Giulio Tremonti.
In questo panorama sembra impensabile qualsiasi tipo di futuro dialogo.
L'attenzione resta puntata
naturalmente sulla manifestazione di sabato prossimo organizzata dal
centrosinistra contro il decreto legge interpretativo, con il Pd
impegnato
ad evitare che l'iniziativa si trasformi in un attacco al Quirinale
e l'Idv, che senza alzare ulteriormente i toni, non rinuncia tuttavia
a criticare il capo dello Stato. Ecco perché il Quirinale ha diffuso
una nota per smentire le ricostruzioni giornalistiche di uno scontro
con palazzo Chigi sulla prima bozza di decreto per sanare la situazione
di Lombardia e Lazio e per escludere implicitamente che tra governo
e presidenza della Repubblica esista un gioco di 'ricatti' reciproci
dopo che il decreto 'interpretativo' si è rivelato di fatto un'arma
spuntata. "Si continuano a leggere su alcuni giornali e agenzie
di stampa, con ripercussioni anche nel dibattito politico-istituzionale,
ricostruzioni per tanti aspetti inconsistenti, se non fantasiose,
dell'incontro
svoltosi nella sera del 4 marzo al Quirinale", ribadisce una nota
della presidenza della Repubblica, con riferimento al colloquio sul
Colle fra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi
circa l'ipotesi di un decreto del Governo sulle liste elettorali. La
nota prosegue ricordando che "il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, nella risposta a due cittadini pubblicata sabato scorso
sul sito web del Quirinale, ha esposto i termini corretti degli eventi
e delle relative problematiche, proprio per non alterare la serena e
consapevole valutazione della intera vicenda".
Il fatto è che gli attacchi
al ruolo di garanzia di Giorgio Napolitano, soprattutto da parte di
Antonio Di Pietro, hanno lasciato una ferita difficile da sanare.
Ufficialmente
il leader dell'Italia dei valori ha stemperato i toni aggressivi nei
confronti del Colle in vista delle manifestazioni di piazza di sabato
prossimo insieme al Pd: manifestazioni che, assicura, saranno dirette
contro il governo e non contro il capo dello Stato. Tuttavia i suoi
non sembrano della stessa idea: Luigi de Magistris accusa Napolitano
di avallare il "piano piduista" di Berlusconi e oggi l'europarlamentare
Sonia Alfano ha portato l' attacco al presidente della Repubblica fin
dentro il parlamento di Strasburgo, tra le critiche di Pdl e Pd.
"Quello che denuncio con
più forza -afferma il segretario dei Democratici Pier Luigi Bersani-
è il fatto che, pasticcio dopo pasticcio, questa maggioranza e
questo Governo stanno impedendo al Paese di parlare dei problemi reali.
Noi useremo la nostra mobilitazione per protestare e affermare le
priorità
del Paese, che sono democrazia e lavoro".
L'interrogativo è se
davvero queste posizioni oltranziste non avranno voce nella
manifestazioni
di piazza: ciò creerebbe evidente imbarazzo nel Partito democratico
che, fin dal primo momento, ha tentato di fare una distinzione tra la
posizione del premier e quella del capo dello Stato sul decreto
salva-liste,
snobbando però l'analisi di Oscar Luigi Scalfaro secondo il quale una
soluzione andava comunque trovata per garantire a tutti la piena libertà
di voto e soprattutto l'effettiva rappresentatività dei nuovi consigli
regionali, senza la quale si aprirebbero problemi politici ancora più
gravi. Analisi di un presidente emerito che coincide con quella di
Napolitano.(da
Aprile OnLine)
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